Pompei by Gabriel Zuchtriegel

Pompei by Gabriel Zuchtriegel

autore:Gabriel Zuchtriegel [Zuchtriegel,Gabriel]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Feltrinelli Editore
pubblicato: 2023-11-14T00:00:00+00:00


Una colonna sonora per il fregio

Un’allusione discreta al suo motore, peraltro, Veyne la fornisce nel titolo di un capitolo: “Sogno dionisiaco di un giorno d’estate”. Sotto il cofano della correttezza scientifica, fatta di argomenti e dati, si percepisce qui il rombo del motore. Leggere il libro di Paul Veyne per me ha significato interpretare l’affresco, per una volta, non come dramma mistico ma come commedia shakespeariana. O, meglio ancora, contemplarlo sentendo, come musica di sottofondo, non melodie fatali e ineluttabili (quali magari il Deutsches Requiem di Brahms), ma la versione musicata da Mendelssohn del Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. Anche in questo caso non so quanto la mia impressione corrisponda alle motivazioni personali dell’autore. Ad ogni modo, il libro di Veyne mi ha appassionato e, per così dire, ha acceso il mio motore scientifico: l’ho divorato in due giorni. Questo non vuol dire che tutte le sue argomentazioni mi convincano, tutt’altro, su vari punti sono di diversa opinione. Ma l’autore è davvero bravo a guidare, e da lettore è bello fare un giro insieme a lui.

Lo stesso vale, però, per un suo connazionale, l’archeologo Gilles Sauron, che nel 1998 ha dato alle stampe un libro sul fregio misterico proponendo una tesi diametralmente opposta a quella di Veyne.19 Sauron fa ricorso a tutta la propria abilità per difendere l’interpretazione mistica dell’affresco. I due testi di Sauron e Veyne si possono leggere come una sorta di dialogo o di disputa. O come un concerto in cui vengono eseguiti Brahms e Mendelssohn, e in cui si può apprezzare di più l’uno senza per questo disprezzare l’altro, e viceversa.

Così è pure in archeologia. Le nostre interpretazioni sono approcci a una realtà complessa e scomparsa da lungo tempo. Irrigidirsi dogmaticamente su una certa lettura è la cosa più sbagliata che si possa fare. Sauron, infatti, puntella la sua tesi con argomentazioni non meno dettagliate e sottili di quelle di Veyne. Un esempio fra tanti: la coppia al centro della parete nord, di solito identificata con Dioniso e Arianna, è interpretata da Sauron come Dioniso e Semele, la madre del dio. Sauron fonda questa lettura, fra le altre cose, sul fatto che la figura femminile troneggia proprio sull’asse mediano della parete, mentre Dioniso, letteralmente, è “sotto di lei”. Un rapporto gerarchico messo in scena in quel modo non può rispecchiare, a suo parere, la coppia Dioniso/Arianna, ma si attaglia invece alla rappresentazione di una madre con il proprio figlio. E, se si guarda con attenzione, si noterà che, appena sotto la sezione mancante che ci impedisce di vedere la parte superiore di Semele/Arianna, la mano della figura assisa stringe un lembo di stoffa. Tale gesto, come Sauron evidenzia sulla base di confronti, è tipico di personaggi materni, le cosiddette matrone, le quali in questo modo si assicurano che il loro velo resti ben fermo.

Ma allora come stanno le cose? A oltre un secolo dalla scoperta dell’affresco, l’archeologia continua a non essere in grado di fornire una risposta inequivocabile? Ebbene, no, non lo è.



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